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mercoledì 18 luglio 2018
 
 
Introduzione

Colei che oggi è conosciuta col titolo di Ostetrica ha origini lontanissime: fin dalle più antiche civiltà la proto ostetrica (maiai, majelledeth, obstetrix, matrona, levatrice, mammana, comare, ricoglitrice ecc.) fu considerata la mediatrice dei complessi rituali magico-religiosi della nascita e la depositaria di una "medicina" tradizionale e popolare basata sull'uso di erbe, unguenti interventi manuali, formule magiche e preghiere finalizzate ai diversi problemi riproduttivi (concepimento, gravidanza, parto, puerperio,ecc.).
Nelle società tradizionali l'ostetrica nacque quindi come figura di donna che operava in ambiente femminile e si occupava di affari di donne.
A lungo il ruolo dell'Ostetrica nel parto fu principalmente simbolico e, come oggi sarebbe definito, di supporto psicologico; solo in epoca molto recente il ruolo "tecnico" è diventato preponderante.
Le radici dell'odierna assistenza al parto nascono in occidente nel diciassettesimo secolo quando gli uomini barbieri-cerusici iniziarono a utilizzare la chirurgia ed il forcipe per estrarre i feti. In quel periodo la vita della donna era sempre prioritaria rispetto alla vita del feto. In questo periodo di miseria poche donne potevano permettersi denaro per il parto e la maggior parte preferiva partorire in modo tradizionale con l'assistenza di altre donne, ostetriche e mammane.
L'unificazione raggiunta in Italia col regno sabaudo comportò la necessità di provvedere unitariamente anche per la formazione professionale delle ostetriche: la questione si poneva e veniva risolta già allora a livello universitario con un regio decreto del 10 febbraio 1876 relativo al "Regolamento delle scuole di ostetricia per levatrici", fino a giungere all'ordinamento di cui al RDL 15 ottobre 1936, n. 2128, convertito nella legge 25 marzo 1937, n. 921, comprendente anche la disciplina giuridica della professione. Nello stesso anno con la legge si ebbe il cambio di qualifica da "levatrice" ad "Ostetrica" con l'art. 3 del RDL 1° luglio 1937, n. 1520.

Con l'ordinamento di cui si è fatto cenno, le Scuole di ostetricia confluivano in due gruppi: le scuole annesse alle cliniche ostetrico-ginecologiche delle Università e le scuole autonome istituite o da istituirsi, a totale carico di enti e di privati, presso ospedali funzionanti in centri che non fossero sedi di cliniche universitarie. Le scuole annesse venivano poste sotto la vigilanza diretta del Ministero competente mentre le scuole autonome venivano vigilate dallo stesso Ministero tramite l'Università indicata dalla legge istitutiva.
Inizialmente si aprirono trenta scuole di cui venti annesse, successivamente, con l'evoluzione socio-politica nazionale e col moltiplicarsi delle Università e delle cliniche ostetrico-ginecologiche, il numero delle scuole aumentò fino a raggiungere il numero massimo di quarantaquattro.
La durata del corso di studi fu fissata col RDL n. 2128/1936 in tre anni col requisito per l'ammissione del diploma di scuola media inferiore.
Successivamente, con la legge n. 1252/1957, la durata fu ridotta a due anni con l'introduzione del requisito del diploma di infermiere professionale (biennale) e pertanto la formazione professionale complessiva salì a quattro anni. Fu introdotta anche la possibilità di accedere direttamente alla Scuola di Ostetricia a chi proveniente dalla Facoltà di Medicina, avesse superato gli esami dei primi tre anni o, in mancanza, una prova di esame di anatomia, fisiologia, patologia generale elementi di igiene, tecnica assistenziale ed infermieristica.
Per quanto concerne i requisiti per l'accesso, limitato alle sole donne, oltre il diploma di scuola media inferiore veniva richiesto inizialmente un minimo di18 anni di età ed un massimo di 25, buona condotta morale, civile e politica, sana e robusta costituzione fisica. Successivamente il limite massimo di età con la legge n. 44/1953, fu elevato a 30 anni e, infine, con la legge 339/1976, esso fu del tutto abolito.
Dall'anno scolastico 1973/74, con la legge 25 febbraio 1971, n. 124, per l'accesso alle scuole di infermieristica fu richiesto un biennio di studi successivo al diploma di scuola media; tale elevazione ebbe conseguenze anche per l'accesso alle Scuole di Ostetricia per le quali, come si è detto, il diploma infermieristico era propedeutico.
Nel 1977 l'art. 1 n .903 abolì ogni discriminazione tra i due sessi anche in materia di formazione professionale e ciò ebbe come conseguenza l'accesso degli uomini nelle scuole di ostetricia.
A conclusione di un complesso iter di riordino della legislazione concernente la formazione in ambito universitario, con decreto, MURST n. 509 del 3 novembre 1999, " Regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei", sono stati ridefiniti i titoli rilasciati dalle Università, e sono stati previsti, in particolare, titoli di 1° livello (laurea) e di 2° livello (laurea specialistica).
La durata normale dei corsi di laurea breve è stabilita in tre anni, mentre la durata dei corsi di laurea specialistica è stata stabilita in ulteriori due anni, previo conseguimento della laurea di 1° livello.